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Progetto Educativo

LE NUOVE SFIDE 

Questo documento è stato scritto durante un momento di profondo cambiamento del mondo in cui viviamo, periodo in cui fare progetti è, forse, la cosa più difficile. 

In tempi di Covid abbiamo necessariamente dovuto sperimentare nuovi modi di fare scoutismo che prima non erano possibili né immaginabili. I ragazzi stessi, nativi digitali, hanno saputo cogliere positivamente le attività a distanza e mettere in gioco nuove competenze. 

Da questo abbiamo dedotto che la capacità di reinventarsi deve essere alla base di tutto: quello che abbiamo imparato è che dovremmo proporre attività flessibili e che si possano adattare al contesto che ci circonda.  

Ci siamo accorti che in questo periodo di forte isolamento i ragazzi, forse spinti da una maggiore consapevolezza dell’importanza delle relazioni, si sono mostrati desiderosi di riprendere le attività con grande entusiasmo e coinvolgimento. Spesso hanno contribuito in prima persona condividendo le loro passioni e abilità nell’uso delle nuove tecnologie. Da questo è scaturita ancor di più la consapevolezza che dovremo “saperci essere” quando i ragazzi avranno bisogno di noi capi: dovremo farli sentire veramente protagonisti, attraverso il percorso scout. Il ritorno “alla normalità” non sarà un evento immediato, ma richiederà i suoi ritmi e i suoi tempi. In questa fase, ci promettiamo di essere attenti rispetto alle esigenze del singolo e del gruppo. Sappiamo anche che le branche hanno vissuto il periodo Covid in maniera differente e questo le porterà a “risollevarsi” in tempi e modalità differenti. 

La pandemia ci ha offerto la possibilità di essere essenziali e concentrarci sui fondamentali, sappiamo che questo tempo lascerà il segno nei ragazzi: ci vogliamo quindi impegnare fin da oggi a essere vigili e saper cogliere le sfide educative che ci attendono, essendo capaci di leggere il segno dei tempi. Anche se avvengono dei cambiamenti, le fondamenta rimangono. Lo scoutismo ha ancora senso, ha resistito ad una pandemia e alla tecnologia: cambieranno alcune modalità ma il metodo scout è ancora una buona risposta ai bisogni educativi dei ragazzi.  

Abbiamo infine notato che negli ultimi anni nel gruppo si è assistito a una diminuzione dei membri, sia tra i capi che tra i ragazzi. 

Anche in ottica di rilancio del gruppo, la Comunità Capi di Ponte San Pietro si propone di utilizzare questo progetto come guida nello sviluppo delle nostre attività future. 

Di seguito sintetizziamo in 5 punti i nostri progetti sul futuro ricordando ai prossimi capi di affiancare questo documento ai principi del metodo scout. 

  1. LA PROPOSTA EDUCATIVA 

L’obiettivo prioritario dell’educazione scout e al quale noi capi siamo chiamati a rispondere in prima persona è quello di crescere il ragazzo attraverso esperienze di vita scout, anche se siamo consapevoli che non si tratta di una “strada in discesa”. Il percorso non è obbligatoriamente da terminare, anzi, i ragazzi sono portati fin dalla promessa a compiere delle scelte che partano da semplici piccoli passi fino a intraprendere decisioni importanti rispetto la propria vita. I ragazzi devono essere liberi di sperimentare il fallimento, gli errori e gli incidenti di percorso: sono esperienze fondamentali che aiutano a comprendere i propri sbagli, a migliorarsi e a correggersi a vicenda. Noi capi sappiamo di non poterci aspettare miglioramenti immediati nei ragazzi, ma che il seme vada lasciato crescere con calma e costanza, stimolandolo periodicamente. 

 Non siamo l’unica soluzione che risponde ai bisogni educativi dei ragazzi di oggi, ma crediamo che la nostra proposta sia valida, solida e consolidata nel tempo. Per garantire che il percorso di crescita che offriamo ai ragazzi sia veramente “unitario” vogliamo discutere di comunità capi della crescita del singolo e del gruppo condividendo le tappe fondamentali, le situazioni e le problematiche di tutte le branche.  

genitori costituiscono i principali responsabili educativi dei ragazzi che ci vengono affidati: è quindi fondamentale instaurare un rapporto di collaborazione al fine di indirizzare al meglio le azioni educative che, come capi, siamo chiamati a prendere. Ci proponiamo quindi di coinvolgere i genitori con alcuni incontri durante l’anno e in occasioni specifiche che rappresentano dei momenti particolari per la vita di branca e di gruppo (ad es. campo estivo, veglie e festa di gruppo). Con i genitori vogliamo mantenere un contatto e una comunicazione che riguardi tematiche educative e i bisogni specifici dei ragazzi, soprattutto in occasioni di particolare esigenza. Ciò non toglie che per la logistica non vogliamo sostituire la comunicazione con e tra ragazzi con quella con i genitori, per perseguire lo scopo della loro autonomia. La Co.Ca si riserva infine di valutare le modalità di comunicazione sia con i genitori sia con l’esterno in base alle situazioni particolari. 

Parte della nostra comunità è composta da alcuni ragazzi che richiedono un accompagnamento dedicato attraverso azioni e attenzioni specifiche. Il nostro approccio è inclusivo, limitatamente alle nostre capacità e al dove possiamo arrivare. In alcune occasioni le nostre competenze possono non rivelarsi sufficienti per le necessità dei ragazzi: in questi casi è nostra cura anzitutto mantenere un rapporto stretto e franco con i genitori. La Comunità Capi resta il luogo di confronto e del discernimento in merito ai percorsi personali di tutti i ragazzi. 

  1. UNO SCOUTISMO “PRATICO” 

I nostri incontri hanno come luogo principale la sede scout di Ponte San Pietro. Questo luogo ci dà l’opportunità di svolgere svariate attività di vita all’aperto dalla forte carica educativa e che testimoniano lo stile scout attraverso l’imparare facendo e la progettualità.  

Un obiettivo che ci poniamo è riscoprire una praticità più ricca di progettualità e significato, non lasciando che questa si riduca a mera attività manuale. Vogliamo fare in modo che questo aspetto non rimanga implicito nelle nostre attività, ma venga maggiormente valorizzato e evidenziato

Vogliamo provare a riscoprire attività nuove e diverse dalle solite, valorizzando l’utilizzo di strumenti che nonostante possano essere considerati “obsoleti” sono al contrario una risorsa preziosa per non perder la conoscenza di tecniche e mestieri.  

Allo stesso tempo vogliamo puntare su una conoscenza e una consapevolezza maggiore della tecnologia che, affiancata agli strumenti tradizionali, può offrire una rosa di competenze molto ampia, non limitandoci alla tradizione ma esplorando nuove frontiere che rispecchino il periodo in cui viviamo.  

Come cita il motto di B.P. “Ask the boy”, la richiesta d’aiuto ai ragazzi, che sia diretta o indiretta, è uno strumento fondamentale della vita scout. Lupette e Lupetti, Guide ed Esploratori, Scolte e Rover possono fornirci uno sguardo fresco e interessante sulle attività che proponiamo, aiutandoci a migliorarle.  

3.COMUNITÀ 

Il nostro gruppo di Ponte San Pietro è composto da tre branche: Lupetti, Reparto e Clan. Riconosciamo la branca, e più nello specifico la sestiglia e la squadriglia come il primo elemento di comunità e luogo in cui i ragazzi imparano ad auto-gestirsi e collaborare tra loro.  

Tuttavia, negli ultimi anni l’appartenenza al gruppo è stata molto vincolata alla propria branca senza avere “coscienza” dell’unitarietà delle tre. Questa situazione è peggiorata in concomitanza con la pandemia, durante la quale si è faticato a mantenere la collaborazione, se non all’interno della Comunità Capi.  Per questo motivo vorremmo rafforzare lo spirito di comunità tra le branche, per fare in modo che i ragazzi si sentano veramente parte del gruppo di Ponte San Pietro. Alcune esperienze hanno dimostrato che questa collaborazione non solo è possibile, ma necessaria. Vogliamo proporre annualmente un tema trasversale condiviso nei momenti di gruppo, che faccia da sfondo alle attività di ogni unità durante l’anno. Altro strumento che riteniamo essere utile al consolidamento del “senso di comunità” è recuperare una narrazione storica degli eventi che hanno reso il nostro gruppo ciò che è e tramandarla ai ragazzi. 

Occorre ricordare che l’intero gruppo esiste ed esisterà grazie alla presenza di una comunità capi che funge, in un certo senso, da collante. Per questo è opportuno favorire un clima di confronto e di crescita in Co.Ca., dove si instaurino relazioni vere volte a migliorare anche il lavoro in branca.  

Per concludere, riteniamo che per far parte di una comunità ci debba essere una maggior chiarezza e complicità tra capi e ragazzi. È proprio dalla collaborazione gli uni con gli altri che si può sviluppare una comunità salda e duratura. 

4.ESPERIENZA DI FEDE 

Nella nostra quotidianità abbiamo riscontrato delle difficoltà a proporre ai ragazzi percorsi di fede che li coinvolgano attivamente e che li portino a porsi delle domande e a cercare risposte sulla propria spiritualità. Parte di queste difficoltà è dovuta al fatto che viviamo in una società che dà più importanza all’agire piuttosto che al dare un significato alle azioni, rendendo spesso superficiali le motivazioni con cui i ragazzi si pongono interrogativi e obiettivi.  

D’altro canto anche noi capi facciamo spesso fatica a concepire la fede come un tema strettamente legato al nostro modo di agire e ad affrontarlo di conseguenza, per questo motivo ci proponiamo di rivedere l’approccio con cui programmiamo le attività, riportando la fede come uno dei principi della vita scout: essa deve essere lo stimolo che ci spinge a realizzare le nostre attività metodologiche e non un adattamento in un secondo momento, a percorso culminato. Per saper utilizzare al meglio i principi cristiani nel porci gli obiettivi annuali e quotidiani ci proponiamo inoltre di aumentare e migliorare la formazione ed educazione di fede di noi capi.

In particolare fatichiamo a proporre una visione della fede che non si limiti a soli contenuti teorici, ideali, ma che sia presentata e vissuta in modo concreto e attivo. Per questo vogliamo puntare su un approccio che dia valore alle esperienze di fede, sia portando i ragazzi a vivere in prima persona queste esperienze, sia condividendo con loro delle testimonianze di uomini e donne credenti, che siano per loro di esempio e li possano coinvolgere pienamente. 

5.RELAZIONI CON “L’ESTERNO”  

Il nostro gruppo scout è attivamente partecipe sul territorio, grazie a legami diretti con la parrocchia, diverse associazioni e altri gruppi scout. Inoltre, è frequentato da persone provenienti da svariate località della provincia bergamasca, mostrando una certa eterogeneità nei suoi componenti.  

Nonostante le possibilità di legami con l’esterno, abbiamo a volte mantenuto un’attitudine di chiusura, limitando le possibilità di crescita tramite l’interconnessione con le altre realtà. Per evitare un consolidamento di un atteggiamento a volte chiuso e rigido, ci poniamo l’obiettivo di riscoprire il potenziale dell’apertura del gruppo ad esterni e di partecipare più spesso ad attività locali. Un primo passo su questa strada è quello di mantenere un atteggiamento proattivo nei confronti della rete delle associazioni di volontariato di Ponte San Pietro della quale il gruppo fa parte sin dalla fondazione. In questo modo, un maggiore dialogo con altri gruppi e associazioni può diventare ulteriore spunto di miglioramento e rinnovamento, nonché uno strumento efficace per l’educazione dei ragazzi.  

Dal punto di vista della formazione di futuri capi e della Co.Ca. stessa, ci proponiamo di sfruttare i legami in zona per un interscambio di RS/tirocinanti/capi come sistema per l’accrescimento del singolo e opportunità per rinfrescare il metodo mantenendo variegata l’offerta formativa. Un sistema simile può essere applicato anche in contesti extra-scout, affinché il metodo possa essere trasmesso anche al di fuori delle mura della sede. Il gruppo è un buon inizio per creare comunità, ma la comprensione territoriale e il sostegno reciproco stanno alla base del comportamento di un “buon cittadino”.  

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